“Le fiabe servono soprattutto alla formazione della mente: di una mente aperta in tutte le direzioni del possibile. Toccano nel bambino la molla dell’immaginazione, una molla essenziale alla formazione di un uomo completo. Perciò sono essenziali alla sua educazione.”

Gianni Rodari.

L’utilizzo di fiabe come strumento pedagogico e terapeutico

L’utilizzo delle Fiabe all’interno di laboratori e percorsi per i più piccini, è una metodologia sempre più utilizzata.

Le storie stimolano la curiosità ed espandono gli orizzonti, sono un intreccio complesso di osservazioni, apprendimenti e intuizioni e possono lasciare messaggi molto profondi.

Sono state utilizzate in tutte le epoche e in tutte le culture, per intrattenere e per trasmettere lezioni di vita e possono diventare un mezzo prezioso per aiutare il bambino ad aiutare se stesso (Thomson, 2009).

Le fiabe trasmettono messaggi, positivi, di rassicurazione e rappresentano uno strumento per contattare le emozioni. E’ interessante sottolineare come nelle fiabe siano presenti sentimenti ed emozioni di ogni genere, non solo positivi, anzi. Angosce e paure sono sempre presenti e i bambini vengono a contatto con esse. Il male è presente come parte indispensabile dello sviluppo narrativo, per poi essere trasformato e superato. La peculiarità delle fiabe in chiave moderna è proprio il LIETO FINE, per cui il fulcro dell’utilità e del potere che possono avere nel lavoro terapeutico è racchiuso nel passaggio tra male (evento da superare) e bene (evento superato).

Gli ingredienti fondamentali di una fiaba sono:

  • l’inizio: la descrizione dei personaggi
  • il cuore: le avventure in cui i protagonisti acquisiscono risorse e abilità che gli permettono di affrontare le difficoltà
  • il lieto fine: il trionfo

Le storie rappresentano la vita, comunicano valori, suggeriscono soluzioni ai problemi, coinvolgono, divertono e offrono nuove prospettive e nuovi occhi per guardare mondo. Accendono l’immaginazione e ci immergono nella fantasia, ed è proprio attraverso questi canali, immedesimandosi in personaggi fantastici, che si possono sostenere i piccoli (e non solo) ad affrontare o trasformare situazioni spiacevoli o esperienze traumatiche. Attraverso le metafore si possono ridefinire problemi, migliorare l’autostima, incoraggiare i bambini ad avere maggiore sicurezza e superare resistenze proprio perchè le avventure vengono vissute in modo soggettivo: il bambino vede il problema come qualcosa che sta succedendo ad un personaggio (altro da lui) e di conseguenza non si sente direttamente minacciato o rimproverato (Thomson, 2005).

E’ importante, come afferma Seligman, sostenere le risorse individuali di ciascun individuo. Il fuoco dell’intervento è sempre rivolto a contattare, portare alla luce e utilizzare le risorse e le energie interiori del bambino, per aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi. Non si cercherà quindi il senso e il significato delle narrazioni, interpretandole inappropriatamente, ma piuttosto si sosterrà l’immaginazione, che ha una saggezza in sé e una forza di guarigione implicita e molto profonda (M.H. Erikson).

Cecilia Allasina

 

 

 

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